Il titolo di questo post mi è caduto improvvisamente sulla testa insieme alla neve che sembra infinita di questi giorni.
In queste occasioni mi diverto sempre molto ad osservare la realtà urbana e umana trasformata da questa “rivincita della Natura” e a vedere come di fronte alle Forze della Natura le potenti forze umane e sociali rivelino la loro vulnerabilità.

Normalmente ci sentiamo vulnerabili quando perdiamo il controllo sulle nostre cose, sui nostri ritimi, sui nostri movimenti, sui nostri progetti… e con tutta questa neve dappertutto è davvero difficile tenere il controllo sulle nostre abitudini.

Ma al di là dei naturali disagi (a volte molto pesanti) che questi eventi naturali comportano, noto anche come le persone, in simili occasioni “di vulnerabilità”, sembrino tirare fuori risorse nuove da se stesse… maggior presenza, cooperazione, calma, creatività nel trovare soluzioni e anche qualche sorriso in più, che non guasta mai :-)

E così questa associazione Vulnerabilità=Potere si è formata in modo molto naturale nella mia testa o forse direi meglio in tutto il mio corpo tanto da farmi apparire questa contraddittoria equazione persino scontata. :-)

Ma sono comunque andata alla ricerca di argomenti interiori che rendessero questa equazione più plausibile per la mia mente, e chissa forse anche per la tua! :-)

Innanzitutto, data la mia passione per l’etimologia, ho pensato subito alla parola: “vulnerabile” significa ciò che può venir ferito e non ciò che necessariamente è stato ferito.

Certo ognuno di noi porta le proprie ferite, ognuno di noi ha un Bambino Interiore che ha sofferto e certamente quando contattiamo la nostra parte vulnerabile entriamo in un territorio dove possiamo trovare ferite, abbandoni, vuoti affettivi, paure profonde, senso di indegnità….

Ma in quella terra troviamo anche tanto e tanto altro… delle risorse inesauribili che possono alimentare enormemente il nostro Potere Personale! (come in parte avevo già scritto nel Post sul Bambino Interiore)

Provo a spiegare la cosa dal punto di vista energetico: quando parlo di vulnerabilità a che cosa mi riferisco? Qual’è quella parte diciamo così.. “morbida” di noi stessi che può essere ferita? Beh, mi riferisco a due cose: il corpo fisico e quello emozionale, che sono del resto strettamente e direttamente collegati.

Dal punto di vista dei chakra, parliamo del primo e del secondo chakra, ovvero di quelli attraverso cui flusicono “energie più fisiche” perché necessariamente è ciò che è più fisico che maggiormente può venir ferito.

Il primo chakra regola le energie del corpo fisico, i bisogni primari, gli istinti. Da un lato è evidente che un corpo possa essere vulnerabile, può ferirsi e si può ammalare, ma allo stesso tempo è attraverso questo chakra che fluisce l’energia proveniente dalla Terra che sostiene tutta la nostra esistenza, le nostre azioni, le nostre idee e persino la nostra Anima… è grazie a questa energia e a tutti gli istinti che garantiscono la sopravvivenza che la nostra Anima può compiere la sua missione su questo piano.

Nella zona del secondo chakra risiedono le nostre emozioni, i nostri bisogni affettivi e sessuali. Dato che siamo esseri sociali abbiamo bisogno dell’altro, e insieme ai bisogni vi sono le paure (paure che questi bisogni non vengano soddisfatti). In questo senso è certamente in questa area energetica che più risiedono le nostre vulnerabilità perché è qui che esse vengono percepite, sentite emotivamente.

Ma è la parte di forza che è insita in questo chakra che poco viene esplorata dalla nostra cultura. In senso ampio e profondo il secondo chakra è la fonte di tutte le energie creative: il suo elemento è l’acqua e l’acqua è in tutti i miti il grembo primordiale della vita che tutto può generare.

Certo l’acqua è anche la memoria, che serba il ricordo delle ferite antiche ma è allo stesso tempo il nostro inconscio collettivo che custodisce il ricordo di tutte le conquiste evolutive del genere umano.
Attraverso la sensibilità dell’acqua del nostro corpo emozionale possiamo sentire la realtà che ci sta intorno e a partire da questo sentire possiamo creare: sentire e creare sono infatti come due facce della stessa medaglia. Non esiste creazione senza sensibilità.

Mi sono spesso chiesta perché tanti degli artisti più talentuosi dell’ultimo secolo, che siano musicisti, poeti o pittori, abbiano avuto destini infelici, vittime di dipendenze, suicidi…
La spiegazione che mi sono data è che il loro genio e potere creativo nasceva da un contatto incredibilmente intenso con questa parte sensibile ma ad essi mancava il passo successivo: la capacità di gestire la parte vulnerabile di questa sensibilità per trasformarla in forza, in potere per se stessi.

E il Chakra dove risiede l’energia del Potere personale è il III. Esso è collocato giusto al di sopra al Chakra delle Emozioni, dove vivono le Vulnerabilità.

Come dire che il Potere Personale sorge dalle Vulnerabilità. E qui la nostra equazione comincia a prendere forma!

Il Fuoco del Potere, del III Chakra scaturisce dall’Acqua delle Emozioni, del Sentire che a sua volta è contenuta dalla Terra (I Chakra) che Sostiene.

 Ogni chakra ha bisogno dell’integrazione dell’energia del precedente per potersi manifestare come forza positiva e piena.

Non vi può essere vero Potere Personale senza che vi sia il radicamento nella materia e nel corpo (I chakra) e senza che vi sia il contatto con le proprie emozioni e le proprie vulnerabilità (II chakra).

Il potere di chi si finge invulnerabile, di chi non integra le proprie debolezze e fragilità, di chi non ascolta le proprie paure, è un potere fittizio a cui manca la necessaria base, anche se può essere molto pericoloso, perché si esercita sulle fragilità altrui, sulle vulnerabilità di chi annaspa nelle acque del secondo chakra senza riuscire a innalzare questa energia al terzo.

Integrare le energie del II chakra significa creare le premesse di Amore per se stessi che sono la condizione necessaria per poter manifestare il proprio Potere Personale.
Significa essere connessi con la fonte dell’Energia Creativa.
Significa anche essere collegati con il proprio sentire più immediato e fisico, quindi per certi aspetti più certo, e lasciare che questa intelligenza pre-verbale ci indichi la giusta direzione.

La forza senza la sensibilità (lo yang senza lo yin) è una forza cieca, che irrompe senza visione e direzione e distrugge, anziché creare.

Questa è la differenza che corre tra il concetto di potere (power) e quello di Empowerment, tra il potere su qualcuno o qualcosa, e il potere per se stessi e al servizio di un bene maggiore.

Cercando in questi giorni in Internet la frase “Il potere della vulnerabilità” mi sono  imbattuta nelle ricerche della sociologa americana Brené Brown, che ha intitolato così proprio una sua conferenza pubblica.
Brenè ha cercato per anni, attraverso innumerevoli interviste, di capire che cosa contraddistingue le (poche) “persone che sembrano serenamente convinte di meritarsi amore” e quelle (innumerevoli) che vivono con il costante timore di non essere all’altezza, che sono braccate dal senso di indegnità e di vergogna.

Ciò che ne è uscito non è che le prime si sentono perfette e invincibili, ma che esse hanno il coraggio di essere imperfette e che accettano completamente la propria vulnerabilità.

“Si tratta di persone che sanno essere gentili prima con sé stesse, e poi con il mondo.
Persone che, per essere sé stesse, sono pronte ad abbandonare un sé ideale.
Persone che accettano pienamente la loro vulnerabilità, perché credono davvero che ciò che le rende vulnerabili, le rende anche belle. E che si sentono connesse agli altri come risultato della loro autenticità.”

Perché se la vulnerabilità è il cuore della paura, della vergogna e della nostra lotta per la dignità, sembra essere anche la culla della gioia, della creatività, del senso di appartenenza, dell’amore.


Per proteggerci dalle nostre vulnerabilità tendiamo a nasconderle a noi stessi, a rinchiuderle in una stanza segreta.

Il problema è che non si possono sopprimere le emozioni in modo selettivo. Non possiamo sopprimere i sentimenti che ci fanno paura senza sopprimere anche l’amore, la gioia, la gratitudine, senza privarci di risorse che sono fondamentali per la nostra felicità e per il nostro potere personale.

E’ infatti proprio la vulnerabilità che apre le porte allo sviluppo delle potenzialità individuali, alla manifestazione dei talenti dell’Anima.

Nel Voice Dialogue si dice che un bambino viene al mondo in una condizione di estrema vulnerabilità, senza protezione, né difese, ma soltanto con una vibrazione o una qualità unica che lo distingue e che gli Stone hanno chiamato “impronta psichica”.
Ben presto il bambino impara che certi suoi comportamenti generano risposte diverse nella madre, alcune gradevoli, altre non molto. Così, inevitabilmente, alcuni modi di agire vengono ripetuti, altri invece abbandonati poiché le risposte che ottengono non sono utili ai bisogni di accudimento, amore, nutrimento e gratificazione di ogni bambino appena nato.

Da quel momento in poi  il bambino rinuncia ad esprimere una parte della propria natura poiché non funzionale e non gradita all’ambiente esterno.
Ma ciò che si perde è anche il contatto con la propria  “impronta psichica”, il nostro nucleo essenziale, quello che ci caratterizza e con il quale siamo venuti al mondo.

Recuperare il contatto con la propria vulnerabilità significa dunque tornare a sentire la nostra impronta psichica, le nostre potenzialità, i nostri talenti, in sostanza, chi noi siamo e riaprirci alla possibilità si esprimerlo autenticamente e pienamente.

Questo è, io credo, il vero Potere! Il potere di essere pienamente e autenticamente noi stessi. :-)

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